A marzo 2019 ho scelto di viaggiare in Laos nonostante l’avessi già conosciuto nel 2005.  Avevo visitato questo paese in alcune sue zone ma onestamente non l’avevo apprezzato così tanto come questa volta.  Ne sono rimasta affascinata e con la voglia di rimanerci ancora…Ciò che ti colpisce di più oggi sono i paesaggi naturali davvero incontaminati, la gentilezza delle persone e la loro semplicità, queste ultime facili da trovare nei popoli asiatici, ma quello laotiano risulta avere ancora una buona dose di genuinità rispetto agli altri.

Lo consiglio a tutti quelli che vogliono visitare un paese genuino, ancora poco “consumato” dalle realtà turistiche più dirompenti.

Il mio itinerario in Laos:  Vientiane e Pakse

L’itinerario di 7 giorni (6 notti) partiva da Vientiane, la capitale, dove sono arrivata dopo un soggiorno a Hong Kong, la sera prima che iniziasse.

Questa città è molto tranquilla, non è nemmeno tanto cambiata rispetto a come la ricordavo, sicuramente è aumentato il traffico stradale ma si gira comunque bene.

La visita include i templi più importanti come il Wat Phra Keo e il Wat Sisaket che conta numerose immagini del Buddha. Altri suoi simboli sono lo stupa di That Luang e il Patuxay, “Arco di Trionfo”, che ricorda molto quello di Parigi.

Da Vientiane ho volato verso sud, Pakse, punto di partenza per visitare le rovine pre-Angkoriane e le isole con cascate e laghi al confine con la Cambogia del Nord.

Il Laos del Sud

Dopo il pernottamento a Champassak, la visita più importante del Laos meridionale inizia con il sito dove si erge il Wat Phou, patrimonio dell’Unesco, o Tempio della Montagna.

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Champassak

Era il centro spirituale del regno dei Khmer, molto più vecchio ed importante di Angkor Wat. Si tratta di una tappa obbligatoria per i Re che, solo dopo aver raggiunto in pellegrinaggio il piccolo Lingam dedicato a Shiva situato nella parte più alta del tempio, potevano ritenere completato il loro percorso regale.

Dopo avere raggiunto la parte più alta salendo i piani collegati da ripidi scalini, si gode di una splendida vista su tutta la spianata circostante riuscendo ad immaginare, grazie all’aiuto della guida, come poteva essere animata questa zona nei tempi antichi.

Devo dire che me lo sono gustato parecchio, primo perché c’erano pochissimi turisti, secondo perché infonde davvero tanta pace e serenità.

Da qui mi sono poi trasferita ancora più a sud, verso le 4000 isole, una zona naturale dominata da paesaggi mozzafiato con cascate e rapide che il Mekong si inventa sul confine con la Cambogia.

Ce ne sono diverse, la più importante è Khonephaphaeng, sicuramente la più maestosa e “arrabbiata”, ma spostandosi di zona ce ne sono anche altre che in molti punti formano dei laghi dove è possibile farsi un bagno.

Anche qui come in altre parti del paese, ho notato che ci sono tanti turisti giovani, “backpackers” e non, alla ricerca di natura e spiritualità, non di certo il turismo di massa.

 

Nei punti dove ci sono i moli di attracco per le barche, ristoranti e negozi, è possibile affittare  motorini e biciclette, oppure farsi trasportare per pochi soldi semplicemente con tuc-tuc alquanto strani su queste strade sconnesse che portano fino alle zone delle cascate: il divertimento è assicurato!

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Paola su un tuc-tuc laotiano

Ho pernottato a Done Khong, località costituita da una semplice strada che costeggia il fiume: da un lato un hotel e dall’altra due ristoranti ed in mezzo solo poche case locali!

Sono poi ripartita da Pakse alla volta di Luang Prabang, a nord, senza tralasciare però, prima del trasferimento definitivo in aeroporto, la visita al Boloven Plateau, un altopiano molto fertile dove si coltiva di tutto, frutta,  verdura, spezie ma anche tabacco e caffè. E’ d’obbligo una sosta nelle piantagioni per vedere come lavorano ed acquistare qualche prodotto locale che non guasta mai.

Luang Prabang, una vera perla laotiana

Ultima tappa del viaggio è Luang Prabang (tre notti), l’antica capitale del Nord, una vera perla adagiata sulle rive del Mekong.

Nonostante la storia millenaria, rimane una piccola cittadina molto concentrata nel suo centro storico, bello da girare a piedi oppure in bicicletta. Le stradine più piccole incrociano quelle più grandi raggiungendo i templi più antichi, che spesso fungono anche da monasteri per l’insegnamento dei monaci.

Rispetto alla mia prima visita ho notato un incremento di traffico, di turisti e di maggiore organizzazione nella profferta dei servizi da parte dei locali, ma rimane comunque un posto dove secondo me è bello restare qualche giorno anche senza fare niente, vivendo semplicemente a contatto con la gente e la sua ospitalità.

In queste giornate ho visitato in particolare:

  • il Palazzo Reale, oggi Museo Nazionale;
  • il Vat Xieng Thong  (i templi della città Reale) ovvero un vasto insieme di edifici sacri, gioiello dell’arte laotiana;
  • il Vat May e Vat Sène, il primo monastero con il tetto ricoperto di tegole gialle e rosse;
  • Il Vat Visoun, il più antico tempio della città;
  • il Vat Aham situato proprio accanto al Vat Visoun, rinomato per i suoi imponenti alberi di Banyan.

Da non perdere, alle ore 6:00 del mattino, la possibilità di assistere alla questua giornaliera dei monaci per il ritiro del cibo. Uscendo dall’hotel e lungo le vie del centro sfilano lunghe file di religiosi provenienti dai vari monasteri ed è bello cogliere lampi di colore dalle loro vesti arancioni di varie tonalità che fluttuano velocemente lungo le vie.

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La questua

Sempre gradevole è l’escursione in barca alle Grotte di Pak Ou, situate a circa 25 chilometri da Luang Prabang lungo il Mekong e alla foce del fiume Nam Ou.
Sono due grotte situate nella parte inferiore di un dirupo di pietra calcarea e piene di immagini di Buddha, di ogni stile e dimensione.

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Grotte di Pak Ou

Ho visto anche le cascate di Khuang Sy con una sosta lungo il percorso ad alcuni villaggi etnici di montagna, i Hmong e i Khmus, noti guerrieri e coltivatori del papavero da oppio. Questi popoli hanno ormai abbandonato le antiche consuetudini ma conservano intatto il loro fiero portamento.

Le cascate sono molto suggestive ed è piacevole fare una bella passeggiata nella circostante foresta pluviale.

Bello lo shopping, sia presso il mercato serale che presso i laboratori dove lavorano le materie prime: stoffe, legno, carta, argento, ecc ecc.

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Una terra ancora genuina, viva nelle sue tradizioni tutta da scoprire.

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