Ai sensi dell'art. 182 comma 3 bis della Legge 77/2020 di conversione del DL 34/2020 che sostituisce e aggiorna il precedente art. 88bis Della Legge 24 Aprile N.27 Mosaico comunica e informa che i voucher emessi si adeguano e aggiornano alla nuova normativa; Per cui I voucher emessi in relazione alla epidemia Covid-19 relativi ad annullamenti effettuati prima del 31 luglio 2020, saranno automaticamente adeguati alle disposizioni di cui all'art. 182 comma 3 bis della L.77/2020. Avranno pertanto validità pari a mesi 18 dalla data di emissione e potranno essere rimborsati dopo la scadenza in caso di mancato utilizzo. La presente modifica e aggiorna quanto riportato nel voucher già in vostro possesso.
close
Voucher

Laos

Un tempo chiamato “Regno del milione di elefanti”, oggi il Laos conserva intatte spontanee tradizioni e antiche culture, è un mondo a parte che colpisce e affascina, un mosaico etnico incastonato nel cuore dell’Indocina

Con forti tradizioni rurali e profonda cultura spirituale il Laos va gustato con calma, adeguandosi ai ritmi locali, per cogliere quella atmosfera primordiale che è il filo conduttore del viaggio: infatti in Laos non ci sono monumenti sensazionali, ma i paesaggi sono incantevoli e ovunque si avverte un’atmosfera mistica che entra nel cuore.

Il suo lungo isolamento lo rende veramente interessante da visitare in quanto indenne dagli effetti devastanti del turismo di massa. La gente è mite, cordiale e accogliente, i bambini nei villaggi ancora si stupiscono al passaggio del turista. Il Laos è soprattutto una terra di grande pace e serenità, dove tutto si svolge con ritmi ormai dimenticati; il modo migliore per esplorarlo è quello di lasciarsi trasportare dalle acque della sua arteria principale: il Mekong.

Il Laos è stato l’ultimo paese dell’Indocina ad aprirsi al turismo e in questo campo è ancora poco preparato, grazie a questo, saprà dare emozioni normalmente riservate a coloro che arrivano per primi.

Vientiane, la capitale del Laos, sorge sulla sponda settentrionale del Mekong, dove il fiume segna il confine con la regione nord-orientale della Thailandia. L’antica città di Vieng Chan fu fondata nel XIII secolo ma crebbe di importanza nel 1563 quando le venne assegnato il ruolo di capitale. Oggi, questa città di appena 200.000 abitanti si è sviluppata su una pianura lungo la riva del Mekong e rimane molto legata all’attività agricola vista la scarsa presenza di un’attività industriale. Nelle sue classiche costruzioni e negli ampi viali alberati ricorda il suo passato coloniale. I monumenti principali sono: il Monumento Anousavari, costruito nel 1962, su imitazione dell’Arco di Trionfo parigino, per commemorare i caduti della guerra di liberazione; Il That Luang, è invece il monumento più importante del Paese. Altro famoso tempio è il Wat Phra Khen, eretto nel 1565 per conservare il Phra Kheo, il “Buddha di Smeraldo”, sacro simbolo dei siamesi che il Re Phothisarat aveva portato a Vientiane come bottino di guerra e Il Wat Sisaket, fatto costruire nel 1824 dal Re Chao Anou è uno dei più belli del Paese.

La città di Luang Prabang, nome che significa “città della statua d’oro”, sorge a 300 metri di altitudine in un bacino naturale poco a valle della confluenza del Mekong con il Nam Seng e ad una distanza di circa 220 km da Vientiane. Fu ben presto conosciuta come la “città dalle cento pagode”, ma il suo splendore fu in seguito offuscato dalle numerose invasioni ad opera di birmani, thailandesi e cinesi. Luang Prabang fu la residenza della corte reale fino alla proclamazione, nel 1975, della Repubblica. Oggi in città si può visitare il Museo Nazionale, ospitato nell’antico Palazzo Reale e il Wat Xieng Thong che è uno dei più antichi monumenti del Laos. Proprio al centro della città si innalza per circa 150 metri la collina di Phu Sy, montagna sacra e una lunga scalinata porta alla sommità dove sorge il tempio Wat Chom Sy. Da questo punto si ha uno splendido panorama sulla città e sulla zona circostante. Altri templi da visitare sono il Wat Pak Khane, che risale alla seconda metà del 1700 e si affaccia proprio alla confluenza dei fiumi, il Wat Vixun la cui costruzione risale al 1503 ed è considerato tra i massimi capolavori dell’architettura Lao e infine il Wat May fu costruito nel 1796 come residenza di Sangkharat, il Supremo Patriarca. Fra i mercati della città il Talat That Luang è uno dei più pittoreschi del Paese, che si tiene tutte le mattine a poca distanza dalla riva del Mekong. Nei dintorni della città si possono visitare alcuni interessanti villaggi come ad esempio Ban Pha Nom che dista soli 5 km dalla città ed è un villaggio abitato dell’etnia Lu, famoso per la produzione di tessuti di seta. Ban Sai Rai è un altro villaggio Lao, che dista circa 15 km ed è raggiungibile solo via fiume. Rimane isolato nella foresta e qui gli abitanti vivono di agricoltura e di pesca. Ban Soh è, invece, un villaggio dell’etnia Meo che dista una decina di chilometri dalla città. Anche questa etnia è famosa per la sua lavorazione artigianale di tessuti. Ancora da visitare ci sono le cascate Khuang Sy, una serie di bellissime cascate immense in una fitta e selvaggia vegetazione, le grotte Pak Ou, il nome di queste grotte significa “bocca dell’Ou” e deriva dal fatto che in corrispondenza di questo luogo, il Nam Ou secondo fiume del Paese confluisce nel Mekong. Queste grotte naturali sono state trasformate in luogo sacro e sui vari livelli delle grotte sono state sistemate centinaia di piccole statue del Buddha.

La provincia del Xieng Khouang, che si trova tra le province di Vientiane e Luang Prabang, copre un’area prevalentemente montuosa, interrotta solo dall’altipiano delle Giare che si estende alle pendici del monte Phu Bia (2819 mt.), il più alto del Paese e il nuovo capoluogo di provincia è la città di Phonsavan. Questo altopiano è disseminato di giare in pietra di varie dimensioni, molte delle quali raggiungono un peso di 6 tonnellate. Non si conosce ancora la loro età né la loro funzione, ma alcuni archeologi francesi sostengono che queste giare risalgono a più di 3000 anni fa. Alcune affascinanti rovine si trovano a Muang Khoune, a circa 30 km dal capoluogo.

Questa provincia montuosa è una fra le più importanti del Paese per la sua frontiera con la Thailandia e la Birmania. Fa parte del famoso territorio del “Triangolo d’Oro” e lungo tutto il suo confine occidentale è segnata dal corso del Mekong, importante via di comunicazione fra questi Paesi e la capitale. Bokeo è celebre per la presenza di più di 30 minoranze etniche che sono sparse in villaggi di montagna e lungo il corso del Mekong e Ban Houai Xay è il suo capoluogo e importante centro di commerci con la vicina Thailandia e con la Cina.

Questa provincia dista circa 500 km dalla capitale ed è caratterizzata da ampie pianure coltivate. In passato trovò importanza come via di comunicazione tra le due maggiori capitali imperiali dell’Indocina, Bangkok e Huè, attraverso il valico di Lao Bao. Il Wat Sayaphum, il tempio più importante della città, ospita un monastero dove risiedono un gran numero di bonzi che si dedicano all’insegnamento della dottrina Pali.

La provincia di Salavan si estende in gran parte sull’area del fertile altipiano del Bolevan e il suo omonimo capoluogo è posto all’estremità orientale della valle del Se Don, tra i primi contrafforti della catena Annamita.

La provincia di Champassak è situata all’estremo meridionale del Paese e confina con i territori thailandese e cambogiano. Questa zona è caratterizzata dalla straordinaria larghezza del Mekong che raggiunge gli 11 chilometri e lungo il suo corso crea numerose isole e decine di cascate. La città capoluogo è Paksè che conta circa 30.000 abitanti. La città di Champassak oggi è un borgo spopolato e con i suoi antichi edifici in rovina. La città è sorta nel 1905 come insediamento coloniale e ancor oggi la sua architettura ricorda il passato coloniale francese. Nei dintorni della città di Champassak si possono visitare il Wat Phu, un complesso sacro, chiaro esempio di architettura Khmer e il tempio Khmer di Um Muang.

Altre informazioni:

Il Laos rientra totalmente nella fascia tropicale monsonica ed è caratterizzato da tre principali stagioni climatiche. Un periodo fresco e secco va da novembre a metà febbraio, che coincide con l’arrivo del monsone, durante il quale si registrano le temperature più basse dell’anno, con medie tra i 14° e i 20° C. Da metà febbraio fino alla fine di aprile subentra la stagione calda e secca, con temperature massime che si aggirano attorno ai 35°C. Il periodo tra maggio ed ottobre è invece caratterizzato dalla stagione delle piogge, che si concentrano maggiormente nei mesi di giugno, luglio e agosto, e che sono particolarmente intense nella regione centro-meridionale. Durante questo periodo si registrano temperature massime di circa 29°C.

Clima

Il Laos rientra totalmente nella fascia tropicale monsonica ed è caratterizzato da tre principali stagioni climatiche. Un periodo fresco e secco va da novembre a metà febbraio, durante il quale si registrano le temperature più basse dell’anno con medie i 20° C. Da metà febbraio fino alla fine di aprile subentra la stagione calda e secca, con temperature massime che si aggirano attorno ai 35°C. Il periodo tra maggio ed ottobre è invece caratterizzato dalla stagione delle piogge, che si concentrano maggiormente nei mesi di giugno, luglio e agosto, e che sono particolarmente intense nella regione centro-meridionale. Durante questo periodo si registrano temperature massime di circa 29°C.

Geografia

Situato al centro della penisola indocinese, il territorio del Laos si estende lungo il versante occidentale della Catena Annamita confinando, a nord, con la Birmania orientale e con la regione cinese dello Yunnan, ad est, con il Vietnam, ad ovest, con la Thailandia e a sud, con la Cambogia. Le maggiori frontiere del Paese sono: quella orientale con il Vietnam, segnata dai monti Annamita, e quella occidentale con la Thailandia, che segue il corso del fiume Mekong. Sulla sua superficie di 236.800 kmq è distribuita una popolazione di quasi 4 milioni di abitanti. Le montagne, concentrate in modo particolare nella regione settentrionale, non raggiungono altitudini notevoli e la loro massima elevazione è data dal monte Pou Bia con 2.819 metri d’altitudine. Il nord del Paese è caratterizzato da una serie di rilievi paralleli, separati fra loro da strette valli fluviali, e da vasti altipiani che si elevano fra i 700 ed i 1500 metri di altitudine. La regione centro-meridionale è distinta invece da due fasce altimetriche: quella orientale con il rilievo Annamita che non supera i 2700 metri e quella occidentale caratterizzata dall’ampia pianura alluvionale del Mekong, interrotte solo dall’esteso altopiano di Boloven che si estende ad un’altitudine di 1200 metri. Rientrando nella fascia tropicale monsonica il territorio del Laos è caratterizzato da una foresta fitta e umida che occupa le regioni medio-basse, fino agli 800 metri. Particolarmente impervia e selvaggia è la regione nord-occidentale, coperta da una fitta vegetazione favorita dalle precipitazioni, dove si sviluppa il rilievo del Doi Luang Prabang, che rappresenta l’ultima propaggine dell’altopiano del Shan. L’area più importante del Paese è comunque quella che segue il corso del Mekong, quasi del tutti navigabile, coperta da fertili terreni che si allungano per 800 km, dove vive la maggior parte della popolazione. Importante elemento di unione del Paese, il Mekong con i suoi 4500 km di lunghezza è uno dei più lunghi fiumi del mondo e attraversa il Laos per circa 1800 km. La capitale del Paese è Vientiane che sorge sulle rive del Mekong, proprio sul confine con la regione nord-orientale della Thailandia.

Il Laos, noto nell’antichità con il nome Lan Chang che significa “Paese del milioni di elefanti”, è un Paese relativamente giovane, ma dal passato particolarmente tormentato e difficile che lo ha relegato in un angolo remoto e poco conosciuto del Sud-Est asiatico. Senza uno sbocco verso il mare e perciò dipendente dai Paesi confinanti, ha da sempre sofferto questa situazione. Dopo un lungo periodo che ha visto l’alternarsi di influenze cambogiane e thai nel 1353 sorge, nell’attuale Luang Prabang, il primo regno di Lan Chang, ad opera del principe Fa Ngum. Dopo diverse vicende che videro questo regno in guerra con il vicino regno di Chiang Mai e con la dinastia vietnamita di Le, nel 1563 la capitale venne spostata a Vieng Chan (Vientiane), anche per valersi al meglio degli appoggi thai contro i birmani che durante questo secolo, a più riprese invasero e distrussero il Paese. Questa crisi culminò solo con la consacrazione del regno di Suliyavongsa (1637-1694), ma fu colpito da profonde lotte interne fra famiglie aristocratiche e nel 1707 il Laos fu diviso in due Stati: uno al Nord governato dai re di Luang Prabang e uno al Sud governato dai re di Vieng Chan. Durante il XIX secolo quando la Francia si assicurò il potere incontrastato sul Vietnam e sulla Cambogia, anche il Laos fu gradualmente influenzato da questa ondata colonialista e nel 1893 il Paese passò allo status di protettorato ed entrò a far parte dell’Unione Indocinese. Nel 1945 nel Paese si costituì un movimento antigiapponese e antifrancese, il Lao Isara, che assunse il potere e formò un governo controllato dai gruppo di sinistra. Appena un anno dopo, i francesi alleati del re del Laos ripresero però il pieno controllo del Paese. Dopo aver subito un coinvolgimento nella guerra tra Francia e Vietnam, il Laos, a seguito degli accordi di Ginevra del 1954, acquistò la piena indipendenza e le truppe francesi vennero ritirate. Ne seguì un lungo periodo caratterizzato da guerre civili e tentativi di colpi di stato che vedevano fronteggiarsi lo schieramento filo-occidentale di Souvanna Phouma e quello fino-comunista di Pathet Lao. Con l’inasprirsi della guerra del Vietnam il Laos fu sempre più coinvolto in questo conflitto e nel 1971 subì l’invasione di truppe sud-vietnamite, appoggiate dall’aviazione americana, che volevano interrompere l’appoggio data dalla fazione di Pathet Lao ai nord-vietnamiti. Con il fallimento di questa operazione e con il conseguente ritiro delle truppe vietnamite dal territorio, nel 1973 venne firmato un accordo sul cessate il fuoco e fu costruito un nuovo governo di coalizione nazionale. A seguito delle vittorie comuniste in Cambogia e Vietnam, il Pathet Lao prese sempre più potere e nell’agosto del 1975 assunse il controllo del Paese. Qualche mese più tardi il Re Savang Vatthna abdicò e Souvanna Phouma si dimise, mentre un congresso nazionale decretò la trasformazione del regno del Laos in Repubblica Popolare Democratica. Iniziò così una massiccia fuga dal Paese e circa 300.000 laotiani si rifugiarono in Thailandia. Il Laos intraprese stretti legami con il Vietnam, mentre si fecero sempre più difficili le relazioni con la Thailandia che dopo il 1975 gli impose un tragico blocco economico. Questa politica portò ad una profonda povertà che stava conducendo il Paese alla fame, e solamente nel 1988 il Consiglio Supremo del Popolo, riconobbe la necessità di un’apertura economica e politica anche verso i Paesi capitalisti. Un processo di democratizzazione ha quindi risollevato un po’ le sorti del Paese e dopo le libere elezioni del 1989, vennero promilgate la nuova Costituzione e la legge elettorale. Con l’ingresso nell’ASEAN nel luglio del 1997 il Laos ha rafforzato i propri legami con i paesi confinanti. Nel 1998 l’ex primo ministro Khamtai è diventato presidente.

Il Laos è una repubblica democratica popolare.

Il Laos si professa nella quasi totalità il buddismo theravada o hinayana, una dottrina religiosa che vide la sua prima diffusione dell’India meridionale. E’ tradizione tra tutti i buddisti maschi, almeno una volta nella vita, trascorrere un periodo più o meno lungo in monastero. Molti di loro completano nei monasteri i loro studi vestendo il tradizionale abito arancione. La principale ‘religione’ non buddhista è il phii, un culto degli spiriti che ufficialmente è vietato. Molto diffusa è la cultura animista e la credenza legata al culto degli spiriti; alcuni seguono una versione millenaristica del cristianesimo secondo la quale Gesù Cristo giungerà a bordo di una jeep indossando una tuta mimetica da combattimento.

In considerazione del fatto che il Laos è rimasto per molti anni isolato dal resto del mondo, ed in particolare dalla cultura occidentale, riteniamo indispensabile che leggiate quanto segue per quanto riguarda gli usi e costumi locali ed un turismo culturalmente responsabile in Laos. In laotiano il saluto universale è “sabai dii”, solitamente accompagnato da un sorriso. Abbracciarsi, baciarsi o in ogni caso ostentare intimità in pubblico imbarazzerà i laotiani. I laotiani si salutano tradizionalmente unendo i palmi della mano nel gesto chiamato “nop”, in ogni caso anche la stretta di mano (tra uomini) è generalmente accettata.Ricordatevi di togliervi le scarpe prima di entrare in una casa di un laotiana oppure in un tempio. Baciarsi ed abbracciarsi in pubblico è considerato molto maleducato. Per favore non distribuire regali o denaro ai bambini poiché incoraggia il mendicare, piuttosto date ad un’organizzazione riconosciuta oppure agli anziani del villaggio. In Laos, specialmente nelle zone rurali, vi sono molti simboli, ed oggetti considerati sacri, ricordatevi di non toccarli mai senza permesso. Il Laos perde un pezzo della propria cultura ogni volta che un reperto storico è portato fuori del paese…per favore non acquistate antiche rappresentazioni di Buddha o altri articoli sacri, piuttosto supportate gli artigiani locali acquistando oggetti d’artigianato nuovi e di buona qualità.

In Laos non si usa dare la mancia, fatta eccezione per i ristoranti di categoria elevata, dove i camerieri si aspettano una mancia. Se acquistate qualcosa al mercato oppure se noleggiate un veicolo contrattate sempre ma senza mai essere troppo aggressivi: i laotiani in genere conducono le trattative in modo gentile. Il riso è la base dell’alimentazione in tutta l’Indocina e il Laos non fa eccezione. Questo riso cotto al vapore viene servito in piccoli panieri di vimini e usato scondito e freddo al posto del pane. Nei principali centri del Paese è comunque molto diffuso l’uso del pane, tradizione lasciata dalla lunga colonizzazione francese. La cucina tradizionale del Laos trova riferimento in quella cantonese che generalmente fa largo uso di vegetali, legumi, pesce, pollo, anatra e maiale. Tutti questi piatti sono generalmente accompagnati da alcune spezie che ne risaltano i forti sapori. Molto usate sono la salsa fermentata di pesce ed il peperoncino. Numerosi in tutto il Paese sono i ristoranti cinesi e vietnamiti, e nella capitale si può trovare anche qualche ristorante di cucina occidentale.

Visti e Documenti

E’ necessario avere il passaporto individuale con una validità minima di 6 mesi. Verificare che sul passaporto vi siano almeno due pagine libere per apporre i timbri. Il visto per brevi permanenze, può essere ottenuto all’arrivo in Laos, sia in frontiera aeroportuale (Vientiane, Luang Prabang, Pakse e Savannaketh), che per via terrestre, presso il Thai-Lao Friendship Bridge e gli altri varchi di frontiera internazionali. Il visto ha un costo di circa 35 dollari americani a persona, ed è necessario portare con sé una fototessera recente; la validità del visto ottenuto è di 30 giorni, e può essere rinnovato dal Dipartimento dell’Immigrazione locale. Suggeriamo di preparare in anticipo l’importo da pagare in contanti. Una volta arrivati in Laos, compilare debitamente la carta di sbarco e la dichiarazione doganale. Una volta vistata e timbrata, tale dichiarazione dovrà essere conservata sino al momento dell’uscita dal paese, quando dovrà essere riconsegnata alle autorità doganali.

Fuso Orario

In estate, quando in Italia vige l’ora legale, in Laos sono 5 ore in avanti, mentre durante l’inverno, con l’ora solare, le ore di differenza diventano 6.

Moneta

La moneta ufficiale è il kip. Circa 4.500 kip equivalgono ad 1 dollaro americano. Di uso comune sono anche i bath thailandesi e i dollari americani. In genere i kip vengono chiesti per le cifre più contenute, i baht per le spese medie e i dollari per gli acquisti costosi. Gli euro e i dollari vengono accettati e cambiati ovunque. Non ci sono sportelli internazionali ATM affidabili. Le principali carte di credito sono accettate nei grandi alberghi e nelle più importanti strutture turistiche.

Vaccinazioni

Nessuna vaccinazione è obbligatoria. In Laos non è sicuro bere l’acqua di rubinetto, per cui è consigliabile consumare solo acqua in bottiglie sigillate oppure bevande calde.

Telefono

I cellulari italiani funzionano bene quasi ovunque, sia in chiamata che in ricezione. La ricezione rimane invece più problematica nelle zone rurali. La connessione internet con rete wi-fi è diffusa in tutto il paese, inoltre i principali hotel e luoghi pubblici dispongono di wi-fi gratuito.

Tasse Aeroportuali

Vengono richiesti USD 5 in partenza dalla capitale per voli internazionali. Le tasse domestiche ammontano a 5.000 kips.

Patente

E’ richiesta la patente internazionale, ma al di fuori di Vientiane la rete stradale è molto arretrata. Gli autobus generalmente servono solo le zone circostanti i capoluoghi di provincia, e sono rari quelli a lunga percorrenza.L’alternativa è costituita dai trasporti fluviali. I fiumi sono le vere strade del Laos. Nelle città più grandi ci sono alcuni taxi, molti mototaxi a tre ruote e, per le distanze più brevi, i risciò; le tariffe vanno contrattate. A Vientiane, Luang Prabang e Savannakhet ci sono piccole motociclette da 100cc. Le biciclette a noleggio si trovano solo a Vientiane e a Luang Prabang.

Abbigliamento

Indumenti di cotone, leggeri e comodi, come T-shirt, camicie e pantaloni di seta, sono l’abbigliamento ideale per visitare il paese durante tutto l’arco dell’anno. Da non scordare sono sicuramente un cappellino per il sole, un K-way per qualche improvviso acquazzone ed un maglioncino che si renderà necessario per l’immancabile aria condizionata degli hotel e dei ristoranti. Indispensabili anche un paio di scarpe comode per camminare in città e scarponcini da trekking per le escursioni fuori città.

AlcuniItinerariHotelconsigliatiEscursionisuggerite

Gli articoli sul Laos