Oggi il nostro racconto di viaggio raggiunge la Cambogia, e una delle location più belle e famose di questo Paese ricco di fascino: Angkor Wat.
Questo incredibile sito archeologico, che ci racconta Natascia, è ancora adesso il monumento religioso più grande del mondo. Un capolavoro dell’architettura Khmer dichiarato patrimonio UNESCO.
Si trova a soli cinque chilometri dalla città di Siem Reap, nella zona Nord Ovest del Paese.
Il capolavoro dell’arte Khmer (1112 – 1152) rappresenta una pira funeraria dedicata al dio Vishnu e fu voluto dal re Surayarman II. Fu costruito in soli trent’anni! Si sviluppa all’interno di una cinta muraria quasi quadrata con lato di 1025 m e l’altro di 800, difesa da un fossato. L’immenso tempio centrale si innalza su tre livelli e termina con la torre di 31 m, raggiungendo, quindi i 55 di altezza totale.
È decorato con 800 m di raffinati rilievi e statue che raffigurano gli dei del pantheon Khmer, con Buddha, Vishnu e le splendide Apsara, le danzatrici celesti. I pannelli illustrano le imprese raccontate da grandi poemi epici indù e scene della vita del tempo.
La sua storia è particolarmente piacevole da raccontare, perché il sito, nel tempo, fu fagocitato completamente dalla natura rigogliosa cambogiana, e riscoperto solo nel 1860 dall’esploratore francese Henri Mouhot.

Le parole e emozioni di Natascia su Angkor Wat e i templi circostanti

Vi racconterò il mio viaggio in Cambogia, un paese ricco di storia. Il mio impatto con il paese è stato molto forte fin da subito poiché la prima cosa che ho visitato già il giorno di arrivo è stato il sito archeologico di Angkor Wat.
Ancor prima di entrare nel sito stesso, la maestosità dell’immagine riflessa nel lago antistante, mi ha lasciato senza fiato.
Le innumerevole foto ed immagini certo non rendevano minimamente giustizia a ciò che si vede e si prova trovandocisi di fronte. Ogni pietra, ogni iscrizione racconta una storia lunga decenni.
Ho poi visitato il tempio di Ta Phrom, dove la giungla  ha preso il sopravvento, dove le radici degli alberi sembrano voler proteggere la sacralità del luogo e dove l’atmosfera creata dalla vegetazione e dalle rovine, rende tutto magico.
Ta Phrom
Ta Phrom
Tappa successiva il tempio di Bayon, con le guglie scolpite da visi ed i bassorilievi che raccontano la storia, la mitologia e la quotidianità della civiltà Khmer.
Non poteva mancare la Terrazza degli Elefanti  così chiamata per le innumerevoli sculture di elefanti che la circondano.
La Cambogia, la sua gente

 

Dopo giornate di visite intense, le  serate si animavano in Pub Street, la via principale di Siem Reap dove il clima si alleggerisce e diventa frizzante e dove si ha la possibilità di passare qualche ora tra negozi e ristoranti che offrono soprattutto prodotti locali che, sono sincera, non ho avuto il coraggio di provare (cavallette, ragni fritti etc).
Durante le soste tra un sito e l’altro, ho toccato con mano la cordialità e l’accoglienza della popolazione locale, sempre ospitale e disposta a concedere un sorriso per una foto. Questa disponibilità e gentilezza ben si accompagnano alla grandezza dei siti stessi e fanno della Cambogia un paese che, a mio avviso, accontenta sia il viaggiatore che si vuole muovere in autonomia ma anche quello più esigente.

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